appunti, spunti, ritagli e note a margine per un blog su cui non scrivo mai...
”Le donne e i precari con loro grido di battaglia sul tempo presente rompono una cappa che stava mortificando l’intera società italiana e scuotono dalle fondamenta, più di mille articoli e saggi politici, le certezze di una lunga stagione di ubriacatura liberista in cui l’esaltazione dell’individuo non ha prodotto nuovi diritti ma ha sconfitto l’idea della coesione, non ha promosso la meritocrazia ma ha creato scalate sociali effimere e vanitose, non ha prodotto nuova democrazia ma l’ha svuotata in una degenerazione della rappresentanza in cui il “trasformismo” è tornato a regnare nei viottoli della politica. Ecco perché la risposta a questi movimenti non la possono dare i giuristi e gli economisti. Non sono loro gli interlocutori di questa nuova ribellione che fa centro sul grande tema della dignità della persona e di una società più giusta. Voglio dire che questa protesta rimette al centro una grande questione politica non solo la correzione di meccanismi legislativi. Stiamo parlando dell’avvenire di un paese che sta vedendo prosciugarsi il suo capitale umano e si sta avviando, finora senza contrasto, verso una stagione di marginalità sulla grande arena dell’economia internazionale mentre la sua società si sfilaccia ed emergono prepotenti, a Nord e anche al Sud, le tentazioni separatiste persino nell’anno anniversario del centocinquantesimo.